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difficile da dirsi, una contraddizione o una sintesi di tutto, curioso, studioso, ma non a scuola. “Vivere” è il mio motto

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giovedì, 09 ottobre 2008

Innamorato? – Parte prima - Il viaggio in treno verso Assisi (racconto a puntate)

          Nota ai lettori: i fatti ed i personaggi, da cui trae spunto il racconto, sono reali, ma la narrazione modifica tratti e accadimenti introducendo elementi di pura invenzione, pertanto quanto narrato non corrisponde alla realtà

Prima puntata

Il treno corre silenzioso sui binari; fuori è ancor notte, qua e là sfrecciano le luci delle case, delle strade e delle fabbriche vicine alla ferrovia, ma nulla si vede. Dopo quasi 10 anni per la prima volta sono a bordo dell'Eurostar che da Bergamo va a Roma. Treno storico per me, perché sono stato il "politico" che aveva annunciato ufficialmente ai giornali la sua istituzione "dal settembre 1996"; per la prima volta nella storia Bergamo avrebbe avuto un collegamento con Roma.

Mi sto godendo il viaggio, non solo perché considero quel treno come qualcosa di mio, ma anche perché per la prima volta dopo tanti anni vado per conto mio, libero di fare qualcosa che non sia di lavoro. Solo quattro giorni, ma è un segno di cambiamento nella mia vita. Un mese fa ho fatto un altro viaggio, a Venezia e Trieste con i miei allievi dell'Università: bello, bellissimo. Ora un altro viaggio segna ancora meglio il cambiamento in corso nella mia vita.

Il tutto era cominciato una sera di giugno,per essere precisi il 18 giugno 2003, quando una ragazzina mi ha mandato una strana e-mail in cui si definiva "scrittrice" e mi invitava ed entrare nel suo blog: blog, ma cosa era mai? Da lì è incominciato il mio cambiamento. Ho riscoperto la vita che avevo dimenticato, sono tornato anche io ai 18 anni, senza perdere però l'esperienza accumulata e senza illusioni di avere veramente 18 anni. Tramite lei e sempre tramite il Blog ho conosciuto Rossana. Rossana non era una ragazzina, ma una donna nella pienezza della vita e ora la stavo per raggiungere.

Mi aveva contattato in primavera, voleva organizzare un Convegno sul mondo di internet. Avevo una bella esperienza sull'organizzazione di convegni e così mi sono messo ad aiutarla. Mi ero imbarcato in quell'impresa con grande voglia di realizzare cose nuove, una voglia che da quella sera mi spingeva ad accettare anche le cose più incredibili, purché fossero "nuove" e veramente volute da chi le proponeva. Ora stavo raggiungendo il Convegno.

Emozionato, si certo. Però da anni sono un uomo pubblico, lo stare al tavolo dei relatori o il parlare alla gente ormai è una abitudine, parlo in genere a braccio, senza bisogno di avere appunti, solo uno schema pronto nella mente. Però ho una certa curiosità. Vado a conoscere persone che non ho mai visto. Di Rossana conosco solo una foto sul sito, non ho mai visto Marta, la sua amica e Fra Silvio di cui abbiamo parlato tanto.

Tutto il lavoro l'abbiamo fatto essenzialmente lavorando in internet con Messenger, quindi usando solo parole scritte. Rossana mi appare come una donna matura, una studiosa di antropologia. Anche se giovane, mi incute un rispetto; non è come le altre ragazze di internet, con cui scherzo spesso.

Il treno ha superato Cremona e si è immesso sulla Milano - Bologna, ora viaggia veloce. L'alba si avvicina e una luce grigia illumina i campi. Ecco passata Bologna, la luce illumina il paesaggio dell'Appennino; le colline e poi la lunga galleria. È la prima volta che faccio questo tratto di ferrovia. A Roma sono sempre andato in aereo, troppo lungo il percorso in treno.

Ora il sole illumina un nuovo paesaggio, si riconosce la Toscana e tra poco saremo a Firenze.

Arriviamo alla Stazione di Santa Maria Novella in orario. C'è quasi un ora per il treno verso Perugia e non è ancora neanche annunciato sui tabelloni.
Faccio un giro guardando questa squallida stazione. Orribile! Pensare che Firenze, mi dicono, è bellissima; mi dicono perché non ci sono mai stato. È la patria della famiglia di mia madre. Ho girato in lungo e in largo la Toscana e la conosco bene, ma a Firenze non sono mai riuscito a arrivare. Forse perché mi incute un poco di timore e vorrei dedicarle più tempo. Esco sul piazzale, giusto per dire: "ci sono passato", ma è una pessima impressione. Allora mi consolo, vado a un baracchino e prendo un bel pane e prosciutto: ecco finalmente qualcosa di ottimo. Non sarà eccezionale, ma la fame che rende tutto molto gradevole.

Finalmente sono sul treno "locale", schiacciato tra bagagli posti per terra dai vicini, le gambe ferme mi danno fastidio, ma è la vacanza tanto sospirata, si avvicina l'arrivo e intanto alterno la lettura di un libro a momenti in cui ammiro il paesaggio; amo i colori della Toscana. Se potessi mi ci trasferirei.
Ecco Arezzo, le carte di famiglia dicono che qui mio bisnonno esercitava la professione di avvocato, un'altra città che mi manca e che dovrò visitare. In effetti la Toscana che conosco io è quella della Maremma e della Garfagnana. Per anni ho fatto le vacanze estive al mare un anno in Toscana e l'anno successivo sulla costa tirrenica. Ora siamo in Umbria, il treno aggira il lago Trasimeno, che paesaggi, dolci e mossi. Poi Perugia, intanto il treno si è svuotato e posso muovere le gambe. Le stazioni sembrano stazioni giocattolo, con tanta erba sui binari morti e fiori dappertutto.

Ecco scendo a Santa Maria, la stazione di Assisi. Quasi arrivato, ma sono passate le 13, forse è opportuno che mi fermi a pranzare prima di raggiungere La città. Si ma dove vado? Per fortuna che c'è il cellulare! Chiamo Rossana, mi saprà indicare dove si può pranzare senza rovinarsi lo stomaco. Infatti mi dice di dirigermi verso Santa Maria che vicino al passaggio a livello c'è un buon ristorante.
Lo trovo, entro, è pieno e devo aspettare con altri due gruppi che si liberi un tavolo. Bene se c'è tanta gente vuol dire che sta bene, no?! Sono soddisfatto. Finalmente mi siedo al tavolo e osservo i tavoli vicini. Ci sono sempre dei personaggi "interessanti" da notare e da annotare mentalmente; è uno degli sport che preferisco, leggere questa umanità che è molto interessante quando si diverte. Tutto bene, ma una cosa che da frequentatore di ristoranti ho notato con fastidio: la lista dei vini contiene vini non disponibili e purtroppo, cibo ottimo, ma una salsa all'aceto balsamico sui gamberoni micidiale che mi ha chiuso lo stomaco.

Ma dai, siamo in vacanza; non ce la faremo rovinare per così poco!
Già... mi sembra un buon modo per superare i problemi.

 

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categorie: racconti
sabato, 27 settembre 2008

Dove nasce Lita, la Pietra Maestra?

Una coincidenza?
Avevo appena pubblicato la favola della “pietra maestra”, quando mi è arrivato un comunicato stampa: “PINUCCIO SCIOLA - I Semi della Pace” ad Assisi 10 ottobre 2008, questo mi ha riportato indietro nel tempo. Mi ha portato a Bologna quando ho conosciuto Pinuccio Sciola e le sue “pietre sonanti”, quella foto, che ho messo nella favola, è una di quelle scattate là.

Ero con Testa Rossa, che voi conoscete già, e Pinuccio Sciola ci ha spiegato con un grande entusiasmo il “segreto delle pietre”, a cui lui aveva dato il modo di esprimersi: “suonare”.

Ci ha raccontato tante cose e ci ha entusiasmato. Vedere questo uomo massiccio, apparire cosi delicato con le sue creature. Quando ne parlava i suoi occhi si illuminavano.

Per quella sera, tutto era pronto per un concerto fatto con le sue pietre. Sciola, senza accendere gli amplificatori, ci ha fatto ascoltare le “parole” delle sue pietre. Le sue mani grosse, mani da scultore, sfioravano delicatamente le pietre e le pietre rispondevano al suo tocco.

Si, ho avuto la netta sensazione che le pietre parlassero, cantassero, più che suonare e mi sono accorto che ogni pietra aveva la sua personalità: quella più ruvida, un’altra dolce, ancora una cristallina, una potente e così via. Per questo nel mio articolo allora le ho rinominate “pietre parlanti”. Quando abbiamo visitato nuovamente il parco con tutte le pietre infisse nel terreno, seguendo le sue indicazione, abbiano potuto toccare con mano anche noi il capolavoro di Sciola che ha reso viventi quei cristalli che noi siamo abituati a considerare fermi, immutabili e senza vita.

Da questa esperienza ho tratto spunto per la personalità di Lita, la pietra maestra.
Mi piacerebbe oggi ripetere ad Assisi quell’esperienza con i “semi della pace”. Leggendo la presentazione della mostra, ho scoperto che lo spirito di Lita appare vicino alle idee di Sciola sulla pace... e di quello non ne avevamo parlato! Forse che ci sia un legame tra quello che Sciola mi ha comunicato, suonando le sue pietre, e il suo pensiero filosofico?

In Spaziodi Magazine faremo la presentazione della mostra, che
qui vi anticipo; vi invito, se potete, ad andare e fatemi sapere le sensazioni che proverete.

Forse sbaglio a svelare simili misteri, comunque vi ringrazio dei bei commenti che avete fatto. Quando si tenta qualcosa di nuovo si vive sempre nell’incertezza e il conforto di che legge è sempre fondamentale per procedere e migliorare.

 

 


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categorie: favole
giovedì, 18 settembre 2008

La pietra maestra

Questa volta ho tentato una cosa nuova: una favola.



La pietra maestra
 
 
 
È sul numero di settembre di Spaziodi Magazine, assieme a tante altri scritti, che spero vi piaceranno

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categorie: racconti, favole
mercoledì, 17 settembre 2008

Messaggio importante: il blog diventa privato. W la libertà!

Vi è un individuo, che sicuramente  è con la mente ottenebrata e che manca della minima educazione. Questo cafone naviga nel mio blog, cercando quello che non c’è perché vive solo nella sua mente malata. Non capisce quanto vi è scritto e travisa le cose.
Con queste sue visioni allucinate, va a disturbare alcuni miei amici, pertanto nei prossimi giorni renderò privato questo blog; in automatico darò l’accesso a tutti gli amici e a tutti quelli che conosco per i commenti fatti.
Peccato che per la pessima educazione di qualcuno, magari affetto da malattie mentali, ne vada della libertà di tutti.
Prossimamente pubblicherò, con l’aiuto di Liùspike, la riedizione del racconto a puntate “Innamorato?”

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venerdì, 29 agosto 2008

Turisti a Venezia

Venezia ed i turisti: un rapporto denso di contraddizioni e di problemi, ma oggi i turisti sono la vita della città.

Come si arriva a Venezia li puoi vedere ovunque. Scendi dal treno e la stazione ne è piena. Li si riconosce a vista, dal modo di vestire, dalle grandi borse e dalle valige enormi che scorrono sulle rotelline. Poveretti non sanno cosa li aspetta a Venezia. Salire e scendere dai ponti con quegli aggeggi è una fatica enorme. Ma loro non lo sanno e sono sorridenti, felici di essere approdati finalmente nella “perla della laguna”.
Li vedi che si muovono in grandi flussi ordinati lungo i marciapiedi della stazione, negli atri, con il viso sorridente, perché hanno finalmente raggiunto la loro meta: hanno messo finalmente piede sulla città sull’acqua. Ma oltre il sorriso leggi anche qualche perplessità: dove devo andare ora? Chi ha le valige con le rotelline trova la prima avvisaglia delle difficoltà proprio nel superare la scalinata della stazione per raggiungere il piazzale e da lì capire cosa fare.

Già, chi scende da quei gradini se va a piedi verso la sua meta non ha grandi problemi, basta che consulti la sua cartina di Venezia: le vie a disposizione non sono molte, o si supera il Canal Grande attraverso il “Ponte degli Scalzi” o si prende la via verso San Marco.
L’alternativa è il vaporetto, o il motoscafo-taxi per chi è disposto a spendere di più e la gondola per i più romantici.

Se si scelgono i mezzi più costosi la soluzione è semplice, basta andare all’apposito imbarcadero, ben segnalato, e tutto è fatto.
Non è così se si opta, come fanno quasi tutti, per il mezzo più popolare: il vaporetto. Questo non è particolarmente economico per i turisti, ma è pur sempre quello meno costoso.
Una scelta opportuna è acquistare un abbonamento, il costo diventa accettabile ed è una gran comodità perché permette di andare dove si vuole quando si vuole. È una specie di polizza contro la stanchezza, che per chi gira per Venezia è molto facile. Quando si è stanchi si prende il vaporetto, ci si siede su una panca e ci si lascia cullare dal suo movimento; dopo un certo tempo, riposati, si può così ritornare a terra in un altro posto, da dove riprendere l’esplorazione della città.

Ma c’è un problema da superare la prima volta, quando hai una meta precisa da raggiungere dove lasciare i tuoi ingombranti bagagli: quale è l’imbarcadero giusto, quale è la linea utile?
La cosa non è così semplice da capire, vi sono più imbarcaderi e i numeri delle linea ben visibili sono ripetuti su diversi imbarcaderi, perché attraccano in posti diversi a secondo delle direzioni. Per leggere il dettaglio del percorso e capire se quella è la direzione giusta, ci si deve mettere in fila e aspettare che il cartello sia leggibile, per poi scoprire ovviamente di aver scelto l’imbarcadero sbagliato.

Se le indicazioni fossero più chiare non ci si perderebbe certo in qualità, ma si sa che in Italia i cartelli indicatori sono un sottoprodotto degli ingegneri del traffico, che ovviamente non ammettono l’ignoranza; almeno, sul manuale dell’ingegnere, il loro vangelo, “l’ignoranza” non c’è, quindi per loro non esiste.

Quasi, quasi i cartelli indicatori potrebbero non essere fatti perché se non c’è l’ignoranza che bisogno c’è di cartelli?
Ecco che così, giusto per sottolineare che l’ignoranza non c’è, in campo San Bartolomeo troviamo due cartelli indicatori che mostrano due itinerari opposti per aggiungere apparentemente lo stesso punto: “Piazza Roma”, sembrano due mete diverse.

A Venezia esistono dei percorsi che sono invasi dai turisti che vi si accalcano. Il punto cruciale è sicuramente piazza San Marco. Lì puoi trovare tutti i tipi di turisti, possibili e impossibili.





Stanno seduti sui gradini delle procuratie o affollano la piazza in varie occupazioni: guardano i monumenti e leggono le guide turistiche, si divertono da dare il cibo agli invadenti piccioni, ammirano i prodotti artistici dozzinali delle bancarelle, o semplicemente seduti esausti lasciano fuggire la loro mente in pensieri che nessuno potrà mai conoscere.




Si raggruppano, pazientemente incolonnati in lunghissime file per accedere alla visita ai monumenti, la Basilica di San Marco, il Palazzo Ducale, il Campanile, oppure attenti alle spiegazione fantasmagoriche della guida.
Li ritrovi che si accalcano sulla “riva degli schiavoni” e che si soffermano a guardare il “Ponte dei Sospiri”, confondendo i sospiri d’amore della tradizione romantica di una coppia in gondola nella notte con il gondoliere che canta “la biondina i gondoleta” o, peggio, “sul mare luccica” (che di veneziano non ha nulla), con i sospiri di dolore che hanno dato il nome al ponte; sospiri storicamente reali, dei detenuti del carcere collegati da quel ponte alla sala del tribunale che avrebbe deciso forse della loro morte e della reclusione negli impossibili “piombi”.

Poi ancora frotte di turisti nelle calli vicine, intenti a cercare qualcosa da portare a casa come trofeo. Per questo vi sono innumerevoli negozi di oggetti vari, tra cui moltissimi che vendono maschere e costumi settecenteschi. Botteghe che fanno sognare gli spiriti romantici, ma se in quelle provi ad acquistare qualcosa, poi ti senti molto più leggero nel portafogli; soddisfatto però di poter portare a casa tua un pezzo “autentico” della antica e fantastica Venezia.

Mentre stai osservando le vetrine, ti può capitare di sentire in lontananza canti che si avvicinano velocemente. Non sono di persone a piedi, ma in gondola; cantano e si godono quel meraviglioso momento di ritorno ad essere fanciulli, cullati dalla gondola che scorre veloce e sicura sulle acque del canale, che passa sotto i ponti e sfiora le “fondamenta” piene di turisti appiedati.

Una delle cose che, da turista, non mi hanno mai lascito godere è proprio un romantico viaggio in gondola, nei rii più reconditi, nel silenzio, alla luce della luna piena abbracciato dolcemente alla mia donna. Il movimento della gondola ti culla e da un ritmo particolare nel contatto con la persona amata, che con lo stesso ritmo dell’onda si strige a te.

Anche attorno a Piazza San Marco c'è un calca di turisti, si passa a fatica in fila nelle stette calli, ma girando un angolo, passando un sottoportego, ti ritrovi improvvisamente nella Venezia vera, silenziosa e solitaria di campielli illuminati da una luce abbagliante e di calli buie e silenziose. Questa è Venezia.


Già pubblicato su Spaziodi Magazine Anno III n°1 Gennaio 2007
Le foto sono di Giovanni Gelmini - ©Vietata riproduzione


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categorie: viaggi, venezia, scritti